Articolo pubblicato su Il Giornale dell’Arte Autrice Samantha De Martin data 26 marzo 2026
Quando la luce del giorno si spegne, la storia cala sull’Ara Pacis con la sua schiera di eroi e divinità. Ma soprattutto con i colori che, in origine, facevano apparire il monumento voluto dal Senato di Roma per celebrare la Pace, dopo le imprese portate a termine da Ottaviano Augusto a nord delle Alpi, tra il 16 e il 13 a.C, profondamente diverso da come si presenta oggi allo sguardo.
Sui due grandi fregi centrali di destra e di sinistra di questa sorta di manifesto politico augusteo, la figura di Enea e i ritratti di Romolo e Remo allattati dalla lupa fissano nel marmo, come un’istantanea, la comune origine di Roma e della gens Iulia, la famiglia di Ottaviano Augusto.
Attraverso queste e altre interessanti scene l’Ara Pacis si racconta in modo insolito, sfruttando un nuovo progetto multimediale di videomapping, proiezioni di luce, musiche, voci e suggestioni sonore. Un viaggio temporale in quattro tappe finalizzato a raccontare, come spiega il Sovrintendente Capitolino ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce «la complessità di uno dei monumenti più rappresentativi dell’arte romana, che dimostra l’impostazione propagandistica di Augusto».
«L’Ara si rivela» è titolo di questo racconto immersivo promosso da Roma Capitale, organizzato e gestito da Zètema Progetto Cultura e realizzato da AV Set Produzioni SpA con Luca Scarzella, con la direzione scientifica a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, presentato ieri.
A partire dal 27 marzo, nelle serate di venerdì, sabato e domenica dalle 20 alle 23 (gli orari cambieranno nel corso dell’estate), una visita immersiva di 45 minuti, fruibile anche dalle persone con disabilità motoria, passerà in rassegna le tante vite del monumento.
Se la storia di Roma e quella della gens Iulia si intrecciano nella parte frontale dell’Ara, i fregi sul lato nord e sud invitano il visitatore a unirsi a due processioni solenni. Quella sul lato nord, vede sfilare i rappresentanti dei più importanti collegi sacerdotali romani, i «septemviri epulones», addetti all’organizzazione dei banchetti sacri e dei giochi, e poi i «quindecemviri sacris faciundis», custodi dei libri sibillini. A seguire, uomini, donne e bambini appartenenti alla famiglia dell’imperatore. Si cambia fregio. Sul lato sud si dipana un altro corteo, con Augusto in testa, il capo velato, circondato da una cinquantina di personaggi, tra sacerdoti, magistrati, littori, addetti al sacrificio, e poi di nuovo donne, uomini e bambini della sua famiglia. Forse è in procinto di celebrare un rito sacro delimitando e consacrando proprio lo spazio di fondazione dell’Ara Pacis. Ciascun personaggio si colora mentre si racconta descrivendo il proprio ruolo all’interno della famiglia imperiale, come Marco Vipsanio Agrippa o come Antonia minore che guarda con rimpianto l’amato Druso.
Per raggiungere il fronte posteriore (fronte est) il pubblico è invitato ad attraversare l’interno dell’ambulacro che circonda l’altare, dove ritrova Tellus, la dea madre dei Latini, seduta su una roccia, rinfrancata da un vento di Pace, e la dea Roma vincitrice con il suo trofeo di armi.
Ritrovando il suo colore originario grazie alla tecnologia, con il blu profondo a fare da sfondo, anche il fregio vegetale inferiore, che conta una cinquantina di specie, appare lussureggiante.
«Elemento chiave del progetto, commenta Claudio Parisi Presicce, è la ricostruzione dei colori. Quasi tutti i monumenti, infatti, non erano in marmo bianco. Lo si apprezza ancora di più nella composizione vegetale che scaturisce da un cespo centrale di acanto da cui si dipanano cardi e fiori di zafferano e poi rose, ninfee, uccelli, serpenti, lucertole, farfalle, animali legati al concetto di metamorfosi, a quella età dell’oro, manifesto attraverso cui augusto racconta il suo avvento come l’inizio di una nuova era».
L’ultima tappa di questo viaggio, reso possibile grazie a un sistema multimediale di videomapping dinamico che utilizza 8 videoproiettori 4K laser, ripercorre infine la storia del monumento che sorgeva originariamente lungo la via Flaminia, attuale via del Corso, in prossimità di Piazza San Lorenzo in Lucina. Ci si addentra tra le sue avvincenti vicende, dal processo di interramento, che ha segnato il destino dell’Ara facendola calare nel silenzio per oltre un millennio, al riaffiorare dell’altare in epoca rinascimentale, fino agli scavi mirati tra la metà dell’Ottocento e gli anni Trenta del secolo scorso.
Fondamentale per la ricostruzione dell’esperienza che, come ha ribadito il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, presente all’inaugurazione «valorizza il patrimonio culturale della città e rafforza il ruolo dei musei civici come luoghi capaci di avvicinare sempre più persone alla storia», è stata una ricerca scientifica basata su confronti con la pittura romana, specie pompeiana, su analisi di laboratorio e ricerche cromatiche su architetture e sculture antiche greco-romane.
AV Set ha progettato e realizzato un sofisticato sistema di video mapping per riprodurre con precisione i colori originali dell’Ara Pacis. L’utilizzo di proiettori ad alta definizione e software di calibrazione avanzati ha permesso di adattare le immagini digitali alla superficie del monumento con estrema fedeltà, garantendo un effetto visivo coinvolgente e suggestivo.
L’illuminazione dinamica e la sincronizzazione delle proiezioni hanno reso possibile una perfetta integrazione tra la luce digitale e la struttura del monumento. AV Set ha curato ogni fase del processo, dalla ricerca cromatica alla realizzazione tecnica, per assicurare un risultato spettacolare e al tempo stesso rigoroso dal punto di vista storico e artistico.

