Andrea Bruno, un maestro del restauro contemporaneo

Pubblicato il 18 luglio 2025 su Il Giornale dell’arte – Il ricordo di Francesco Bandarin

Andrea Bruno ci ha lasciato il 6 luglio a 94 anni, dopo una lunga e operosa vita, durante la quale ha esplorato, forse come nessuno dei maestri contemporanei, tutte le possibili dimensioni della conservazione e del restauro, dai grandi monumenti della storia antica in Europa, in Medio Oriente, in Asia, fino a città, edifici e fortezze dal Medioevo in poi, e agli edifici barocchi della sua Torino, la città che amava e alle cui architetture ha sempre dedicato una grandissima attenzione. Pur essendo principalmente interessato ai monumenti antichi, Andrea ha sempre riservato uno spazio alla progettazione di strutture nuove, sia nell’ambito di interventi di restauro sia come oggetti architettonici autonomi di grande eleganza e rigore. Andrea è stato innanzitutto un grande esploratore dell’architettura, una disciplina che per lui abbracciava tutte le dimensioni del costruito e della creatività artistica.

Questa sua curiosità lo aveva portato, giovanissimo, ad esplorare il lontano mondo dell’Afghanistan, nell’ambito delle missioni del grande orientalista Giuseppe Tucci (1894-1984), con cui collaborò alla riscoperta e al restauro di molti dei grandi monumenti che ancora testimoniano delle civiltà secolari che si sono succedute in questa parte dell’Asia Centrale. Nel 1961, Andrea visitò il minareto di Jam, situato in una remota valle del Nord del Paese, lontanissimo dalle zone urbane. Questo straordinario monumento, oggi grazie a lui iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, testimonia del trionfo dell’impero Ghuride (1148-1222), una delle dinastie che precedettero la conquista da parte dei Mongoli di questa regione. A questo monumento, minacciato dall’incuria e dalla erosione della base, Andrea si dedicò per tutta la vita, visitandolo quasi ogni anno per oltre cinquant’anni, progettando le difese contro l’erosione, il restauro della sua struttura e le opere di conservazione delle sue straordinarie superfici istoriate, e formando generazioni di operai e di tecnici locali capaci di condurre su base permanente l’opera di manutenzione. Non è davvero esagerato affermare che senza l’opera di Andrea questo monumento oggi non esisterebbe più.

Andrea si interessò a molti altri edifici storici in Afghanistan, curandone il consolidamento, il restauro e le ricostruzioni funzionali. Tra questi spiccano il Mausoleo di Abdur-Razaq a Ghazni e i monumenti di Herat, in particolare la celebre Cittadella e i sei minareti del XV secolo. Nel corso della sua lunga esperienza, Andrea ha sempre portato avanti un discorso innovativo nel campo del restauro architettonico, che lui vedeva principalmente come un procedimento di conservazione del lascito del passato nell’ambito di una rinascita del monumento, finalizzata a ridare funzionalità agli spazi ma anche ad associare elementi di carattere contemporaneo alle strutture storiche.

Questa concezione della ricerca dell’autenticità storica dell’edificio nel quadro di una necessaria e continua evoluzione delle strutture nel tempo, che è stata alla base della concezione del restauro promossa da Andrea e al centro del vivace dibattito intellettuale che ha intrattenuto per tutta la vita con i suoi colleghi, ha dato risultati progettuali di gradissimo interesse, che hanno fatto scuola nel mondo internazionale. Ne sono esempi il restauro del Castello di Rivoli presso Torino, del Fort Vauban a Nîmes, della Cittadella di Corte in Corsica, del Castello di Lichtenberg in Alsazia, il complesso monumentale romano di Tarragona in Spagna.

Nel quadro degli interessi di Andrea non è mancato il progetto contemporaneo, come ad esempio nel caso del Centro d’Arte Contemporaneo delle Brigittines di Bruxelles, per il quale Andrea propose la costruzione, accanto alla struttura originaria, di un clone contemporaneo di raffinato disegno. Altri esempi del suo interesse per forme museali innovative sono stati il progetto per il Museo Archeologico di Màa a Cipro e la ristrutturazione del Conservatoire d’Arts et Métiers di Parigi. (…)

Leggi tutto l’articolo sul sito del Giornale dell’Arte
Francesco Bandiarn, 18 luglio 2025 | © Riproduzione riservata
Menu