La chiesa di San Pietro a Roccascalegna (Chieti) riapre dopo dieci anni dal crollo della roccia

Pubblicato su Finestre sull’arte  dalla Redazione , scritto il 16/09/2025
Il 16 settembre la chiesa di San Pietro a Roccascalegna a Chieti è tornata accessibile dopo un decennio di lavori di consolidamento e restauro seguiti al crollo del 2015. Alla cerimonia hanno partecipato autorità religiose e civili, insieme ai professionisti che hanno contribuito al recupero del monumento.

La chiesa di San Pietro a Roccascalegna, in provincia di Chieti, tornerà ad accogliere fedeli e visitatori. (…)
Esattamente dieci anni fa, il 20 marzo 2015, il distacco di un masso aveva provocato una frana che aveva compromesso la stabilità dello sperone roccioso su cui sorge l’antico castello medievale. A cedere era stata una porzione consistente della parete rocciosa che domina la Val di Sangro e sovrasta il vallone del Rio Secco, proprio nell’area su cui si trova l’abside della chiesa. Come riportato dal blog Casoli.org, la riapertura segna una nuova tappa nella complessa storia del monumento, che già in passato aveva conosciuto periodi di chiusura. La prima interruzione risale al 1984, quando il terremoto del 7 maggio aveva imposto la sospensione delle attività e l’avvio di lavori di recupero. In quell’occasione la chiesa rimase chiusa per 17 anni, fino al 2001, quando tornò fruibile grazie a un articolato intervento di consolidamento.

Quella di settembre è dunque la seconda riapertura ufficiale nel giro di poco più di due decenni, un fatto che conferma la fragilità ma anche il valore simbolico del luogo di culto, al centro della vita religiosa e culturale della comunità. Il percorso che ha portato alla nuova apertura è stato lungo e complesso. Dopo il crollo del 2015, la priorità è stata la messa in sicurezza della zona franata, localizzata proprio sotto un angolo dell’edificio sacro. Una volta completata la fase di consolidamento della roccia e delle strutture di base, si è potuto procedere con il restauro vero e proprio della chiesa, che ha interessato sia gli aspetti architettonici sia quelli decorativi. L’obiettivo era restituire al monumento stabilità e fruibilità, garantendo al tempo stesso la conservazione del patrimonio storico-artistico custodito al suo interno.  (…)

Come scritto da Casoli.org  (la-chiesa-di-san-pietro-in-roccascalegna-riapre-di-nuovo-al-pubblico/) aspetto rilevante del lungo processo di recupero riguarda il contributo di due professioniste originarie di Casoli, che hanno avuto un ruolo decisivo nelle diverse fasi dei lavori di restauro, eseguiti dall’impresa Edilrocca srl. La prima è l’architetta Maria Carmela Ricci, che già tra il 1996 e il 2000 aveva firmato la progettazione degli interventi di straordinaria manutenzione e di consolidamento strutturale, realizzati grazie a fondi statali e regionali, oltre a risorse raccolte dalla parrocchia allora guidata da don Giorgio Falzoni. In quel contesto venne sperimentata per la prima volta in Abruzzo l’applicazione di nastri in fibra di carbonio per il recupero delle volte della navata centrale, una tecnica innovativa per l’epoca, eseguita dall’impresa Tec.Inn di Perugia. La seconda figura è la restauratrice Mary Serraiocco, che ha curato il recupero pittorico della cappella di Sant’Antonio e di altri dipinti parzialmente riemersi durante le indagini conoscitive. Un lavoro che ha restituito leggibilità a decorazioni altrimenti compromesse e che sarà visibile al pubblico proprio in occasione della riapertura. “Nel restauro abbiamo conservato l’esistente e riportato alla luce dettagli celati nel corso della lunga vita della chiesa”, scrive la restauratrice Serraiocco nel suo profilo Linkedin.

L’attenzione dedicata alla chiesa di San Pietro si inserisce in un contesto di salvaguardia del patrimonio culturale dell’area, caratterizzata da un paesaggio fortemente segnato dalla presenza della roccia e da un tessuto urbano di origine medievale. La fragilità geologica del sito ha più volte imposto interventi complessi e costosi, ma al tempo stesso ha reso evidente l’importanza della prevenzione e della manutenzione programmata. Il caso di Roccascalegna conferma dunque quanto la gestione del rischio naturale sia un tema cruciale per la tutela dei beni culturali

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