Pubblicato su Vatican News 13 ago 2025 -autore Paolo Ondarza – Città del Vaticano
Un intervento di manutenzione straordinaria sul Giudizio Universale di Michelangelo nel 2026 e, prima ancora il restauro della Loggia di Raffaello. È nel segno dei “grandi” della storia dell’arte che il nuovo capo del Laboratorio Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani Paolo Violini si appresta “con emozione” al nuovo incarico. Subentrato dall’inizio del mese di agosto a Francesca Persegati, dal 2017 alla guida dell’istituzione fondata un secolo fa da Biagio Biagetti, Violini anticipa ai media vaticani le prime sfide che lo attendono.

Nel segno di Raffaello
Dal 1988 attivo nella ricerca e nella conservazione dei capolavori delle collezioni pontificie, ha esordito nel cantiere delle Stanze di Raffaello dove, come responsabile, ha completato i restauri della Stanza della Segnatura nel 2000, e della Stanza di Eliodoro nel 2012.
La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale
Ma è sicuramente a partire da gennaio 2026 che l’attività del Laboratorio attirerà l’attenzione del grande pubblico. Con il nuovo anno infatti prenderà il via un’attività di manutenzione straordinaria sul Giudizio Universale di Michelangelo. Si tratta di un’opera che va ad affiancarsi a quella ordinaria, eseguita ogni anno tramite un elevatore o “ragno” meccanico. Si è resa necessaria per l’impatto che il gran numero di visitatori ha sulla conservazione degli affreschi più famosi al mondo. “Dovremmo concludere a marzo, in modo da liberare la parete prima dell’inizio della Settimana Santa”, anticipa Violini. Nei tre mesi di lavoro sarà montato “un ponteggio che coprirà l’intera parete. Sarà costituito da una dozzina di piani di lavoro con un elevatore che, per ridurre i tempi e non penalizzare la visione del pubblico, ci permetterà di poter lavorare anche in 10-12 persone contemporaneamente e avere un rapporto ravvicinato con l’opera”.
La Loggia di Raffaello, patrimonio dell’umanità
In avvio anche il progetto quinquennale di restauro della Loggia di Raffaello. “Quattordici campate di stucchi e affreschi raffinatissimi, opera di Giovanni da Udine e altri collaboratori”, definite da Paolo Violini “un patrimonio dell’umanità”: “hanno dato origine al genere decorativo della ‘grottesca’ ripresa dall’antichità romana e diffusissimo per tutto il Cinquecento”.
Passione e tradizione
Progetti impegnativi attendono dunque nei prossimi mesi i 26 restauratori vaticani del Laboratorio Dipinti, coadiuvati in alcuni casi da colleghi esterni, tutti coordinati da Violini. La forza della squadra risiede, oltre che nella passione per il proprio mestiere, in un patrimonio di sapere consolidatosi da una generazione all’altra. “Continuità” è forse infatti la parola che meglio può svelare il segreto della professionalità delle maestranze delle collezioni pontificie.
Un sapere ininterrotto
“Abbiamo una storia importante”, afferma Violini: “il Laboratorio nasce nel 1923, ma la storia della conservazione in Vaticano ha origini più lontane, quando le opere erano sotto la giurisdizione degli artisti dell’Accademia di San Luca nell’Ottocento”. C’è dunque “un filo di continuità” che non si è mai interrotto, passando per Biagio Biagetti, cento anni fa e arrivando a Francesca Persegati, prima donna assunta nell’istituzione nel 1990, che ha appena concluso il suo servizio.
Oltre la superficie
La presenza di un Laboratorio interno ai Musei Vaticani favorisce una prospettiva conservativa privilegiata, garantendo alle future generazioni la salvaguardia di un patrimonio immenso: quello dei 7 chilometri del percorso espositivo, come quello presente nelle Basiliche romane o nei siti esterni di competenza vaticana.

