Dopo 600 anni, verrà restaurata la Grotta della Natività a Betlemme !!!

Pubblicato su Quotidianoarte   | 28 Gen 2026 | Arte e CulturaConservazione e Tutela

Dopo oltre 600 anni, verrà restaurata la Grotta della Natività a Betlemme, il luogo della nascita di Gesù secondo la tradizione cristiana. Ad annunciarlo sono stati il Patriarcato Greco-Ortodosso di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa. Un lavoro di rete, che vede la collaborazione anche del Patriarcato Apostolico Armeno Ortodosso.

Il progetto

Il progetto si svolge sotto gli auspici della Presidenza dello Stato di Palestina, in conformità al Decreto Presidenziale sul Restauro della Grotta della Basilica della Natività per l’anno 2024 e nel rispetto dello Status Quo che regola i Luoghi Santi. Il restauro sarà eseguito dalla ditta italiana di Prato, la Piacenti S.p.A., incaricata un paio d’anni fa dell’intervento di riabilitazione della Basilica della Natività. Oltre agli interventi nella Grotta, l’iniziativa comprende misure di consolidamento tecnico in sezioni adiacenti.

Su ‘Avvenire.it’ le parole di Giammarco Piacenti, da anni impegnato a Betlemme e che ha definito il restauro come “un’esperienza senza confronto”, poiché “intervenire nel luogo che la tradizione indica come quello della nascita di Gesù significa lavorare in uno spazio che è memoria viva, fede, storia dell’umanità. Ogni gesto deve essere fatto con una consapevolezza enorme”. L’intervento di restauro riguarderà la pulitura e il restauro delle superfici interne della grotta: paramenti, marmi, decorazioni, lampade e rivestimenti. Inoltre, è programmato il rifacimento dell’impianto elettrico e sono previste misure di consolidamento tecnico e strutturale delle sezioni adiacenti. Per esempio, l’analisi della resistenza della volta e della roccia calcarenitica. Ha continuato Piacenti: “È un lavoro di grande responsabilità, fatto per garantire sicurezza e conservazione nel lungo periodo”. Tra gli elementi che verranno restaurati è presente anche il mosaico posto dietro l’altare della Stella.

L’intento

Si legge sul sito ‘Custodia.org’: “Questo progetto incarna un impegno cristiano unitario volto a custodire il patrimonio spirituale, storico e culturale della Santa Grotta per le future generazioni e a tutelare la dignità di un luogo in cui l’annuncio cristiano ha assunto forma visibile e dove, nel corso dei secoli, i fedeli di ogni nazione si sono raccolti in pellegrinaggio. Nella Grotta, il mistero dell’Incarnazione è entrato nella storia e la confessione cristiana ha ricevuto il suo inizio terreno. Restaurare questo luogo santo significa salvaguardare la continuità della fede, della memoria e della devozione nella terra della Natività”.

Mahmoud Abbas: “Un segno di grande speranza”

Come riporta ‘Vatican news’, il leader palestinese Mahmoud Abbas era in visita a Roma lo scorso 5 e 6 novembre e durante l’incontro con Papa Leone XIV e durante l’inaugurazione della mostra Bethlehem Reborn, accolta nel complesso di San Salvatore in Lauro, aveva fatto riferimento ai lavori di restauro, commentandoli come “un segno di grande speranza e di rinascita per tutta la Terra Santa”.

Un supporto ai cittadini di Betlemme

Come si evidenzia sul portale ‘Vatican news’, il conflitto tra Hamas e Israele ha creato – oltre alle vittime e alla devastazione – anche forti difficoltà all’economia di Betlemme, anche a causa dei mancati pellegrinaggi. Questo progetto può, dunque, essere anche un supporto ai lavoratori del luogo e alle loro famiglie.

La storia in breve

Come detto, pochi anni fa è stato effettuato anche il restauro della Chiesa della Natività di Betlemme, edificata intorno al 330 su iniziativa dell’imperatore Costantino I e della madre Elena sui resti di un tempio pagano edificato nel periodo di Adriano sui luoghi dove i primi cristiani celebravano la nascita di Gesù, e ampliato e restaurato nel VI secolo nel periodo dell’imperatore Giustiniano I. Nel 2010, a seguito di un bando internazionale, lo studio preliminare del monumento è stato affidato a un gruppo multidisciplinare coordinato dal Consorzio Ferrara Ricerche (Università di Ferrara), con l’obiettivo di redigere il progetto di restauro e, nel 2013, il governo palestinese ha promosso gli interventi di restauro al complesso la cui esecuzione dei lavori è stata affidata alla società Piacenti S.p.A., sotto la supervisione universitaria. Sono state selezionate quadre di tecnici e reclutati operatori altamente specializzati per ogni settore del restauro; sono stati studiati e utilizzati materiali compatibili e rispettosi del monumento.

L’intervento precedente

Il primo passo per la Basilica è stato la sicurezza del tetto, deteriorato. I restauratori hanno sostituito l’intera copertura. Successivamente, è stata restaurata la struttura delle Capriate. Le travi danneggiate sono state sostituite, le solide restaurate. Poi sono stati effettuati interventi ai mosaici delle navate e dei transiti, danneggiati da pioggia, candele, colpi di fucile e terremoti. Ogni tessera è stata catalogata e consolidata per prevenire distacchi. I mosaici sono stati puliti e restaurati con una tecnica di malta incisa e pigmentata. Il restauro delle colonne in marmo ha rivelato Madonne, santi e regnanti del periodo crociato, con ottimi risultati dopo pulitura e pigmentazione. Il cantiere ha poi affrontato i mosaici pavimentali, rivelando ornamenti, forme geometriche, frutti e animali, testimonianza della basilica originale di Costantino e Regina Elena. L’intervento alla Grotta sarà effettuato nel segno della continuità e nel rispetto del complesso.

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