Un nuovo e significativo capitolo di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico umbro si è aperto con l’avvio del restauro di preziose opere da tempo custodite presso il deposito per i beni culturali in emergenza che si trova a Spoleto in località Santo Chiodo. La chiesa di San Salvatore di Campi di Norcia è stata scelta dai volontari del FAI nel programma “I Luoghi del Cuore” come bene simbolo del terremoto e proprio per la sua ricchezza pittorica e il suo valore storico è stata oggetto di importanti contributi da parte del FAI e di Intesa Sanpaolo che, dopo un lungo iter progettuale e amministrativo, sono confluiti nei progetti di restauro delle opere mobili custodite al suo interno prima del sisma. Si tratta di testimonianze di fede, di particolare rilievo storico-artistico, risalenti al XVII secolo tra le quali spicca un tabernacolo in legno dorato e dipinto, impreziosito ai lati da due piccoli dipinti ad olio su tavola raffiguranti la Madonna Annunciata e l’Angelo Annunciante, assegnabili ad un pittore di qualità, forse assimilabile a Cristoforo Roncalli, pertinenti probabilmente ad altro manufatto ligneo andato disperso. Ad arricchire ulteriormente l’apparato liturgico originario vi sono anche due raffinate sculture in legno dorato raffiguranti angeli ceroferari, anch’esse databili ai primi del Seicento, le quali, dato il loro critico stato di conservazione, saranno oggetto di un particolare intervento di conservazione. Le operazioni sono condotte sotto la sorveglianza del referente dott. Giovanni Luca Delogu, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, con la collaborazione dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, ente proprietario delle opere, specificatamente del Servizio per i Beni Culturali Ecclesiastici sotto la supervisione del referente dott. Andrea Rutili, storico dell’arte. L’intervento è stato affidato alla restauratrice dott.ssa Annalisa Pilato, specializzata nel restauro di opere d’arte su supporto ligneo. Grazie a questo progetto la comunità di Campi di Norcia e l’intero territorio della Valle Castoriana potranno presto riacquisire una parte significativa del proprio patrimonio artistico, testimone di secoli di devozione e storia. Il termine dei lavori è previsto per l’inizio di dicembre.
La Chiesa di San Salvatore, Campi di Norcia (Pg)
Le conseguenze di un sisma sul patrimonio culturale si protraggono per decenni e richiedono una lunga serie di interventi concatenati tra loro, che spesso richiedono anni per essere avviati. Cominciare un restauro, in questo quadro complesso, è dunque ancora più significativo che in altri, ben più normali, frangenti. Ecco perché, nonostante siano ormai trascorsi sette anni dal risultato ottenuto dalla pieve all’edizione 2018 del censimento del FAI, quando fu votata da 9.861 persone come proprio “Luogo del Cuore”, assume un rilievo particolare annunciare l’avvio del progetto. La Chiesa di San Salvatore, documentata già nel XII secolo e posta lungo l’importante via di comunicazione che da Spoleto giungeva a Norcia per procedere verso la costa adriatica, fu ricostruita dopo il sisma del 1328 e ampliata nel tardo Quattrocento, quando, in conseguenza dell’aumento della popolazione, fu realizzata una seconda navata. La chiesa, decorata all’esterno da due rosoni e da due portali, era custode di un notevole ciclo affrescato, realizzato a metà del XV secolo da diversi pittori marchigiani e umbri. In particolare, oltre alle scene sulle navate e sulle volte di due campate della navata sinistra, l’edificio conservava una iconostasi – la struttura che separa la navata dal presbiterio – che dispiegava una vera e propria antologia pittorica del territorio, tra le più rappresentative del Quattrocento locale, importante testimonianza dei vari passaggi culturali dell’epoca nell’Appennino. Proprio per la sua ricchezza pittorica e il suo valore storico, oltre che per la posizione isolata nel paesaggio, la chiesa di San Salvatore era stata scelta come bene simbolo del terremoto e fatta votare al censimento del FAI da tutti i volontari della Fondazione in Umbria.
Avvio dei progetti di restauro
Grazie al prezioso contributo del FAI – Fondo per L’Ambiente Italiano, Intesa Sanpaolo e la sinergia tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, ha preso infatti il via il restauro di alcune delle opere d’arte provenienti dalla chiesa di San Salvatore a Campi di Norcia. La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria aveva candidato al bando post censimento un progetto che prevedeva la costruzione di un laboratorio di restauro in situ, ottenendo da FAI e Intesa Sanpaolo l’opportunità per tale intervento di poter contare su un contributo di 19.000 euro. Il progetto è successivamente mutato, anche per l’arrivo di altri finanziamenti destinati alla ricostruzione della chiesa che ha richiesto un lungo iter progettuale e amministrativo e che a breve dovrebbe essere avviata da parte dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia. Su proposta della Soprintendenza e dell’Archidiocesi, si è pertanto deciso di ridestinare il contributo del programma “I Luoghi del Cuore” al restauro di una serie di opere mobili provenienti dalla chiesa.
Un nuovo e significativo capitolo di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico umbro si apre ora con l’avvio del restauro delle preziose opere da tempo custodite presso il deposito per i beni culturali in emergenza che si trova a Spoleto in località Santo Chiodo.
Testimonianze di fede nelle opere d’arte
Si tratta di testimonianze di fede, di particolare rilievo storico-artistico, risalenti al XVII secolo tra le quali spicca un tabernacolo in legno dorato e dipinto, impreziosito ai lati da due piccoli dipinti ad olio su tavola raffiguranti la Madonna Annunciata e l’Angelo Annunciante, assegnabili ad un pittore di qualità, forse assimilabile a Cristoforo Roncalli, pertinenti probabilmente ad altro manufatto ligneo andato disperso. Ad arricchire ulteriormente l’apparato liturgico originario vi sono anche due raffinate sculture in legno dorato raffiguranti angeli ceroferari, anch’esse databili ai primi del Seicento, le quali, dato il loro critico stato di conservazione, saranno oggetto di un particolare intervento di conservazione. In questi giorni, dopo le delicate fasi di movimentazione e trasporto, hanno preso il via le fasi di diagnostica su tutti i manufatti, passaggio indispensabile per programmare un intervento mirato e rispettoso dell’integrità materiale e storica delle opere. In particolare sono state eseguite indagini non distruttive tra cui l’analisi di riflettografia a infrarosso e l’analisi riflettografica ultravioletta, destinate ad individuare pentimenti, disegni preparatori nascosti e alterazioni superficiali; permettendo così di acquisire informazioni fondamentali sulla tecnica esecutiva, sullo stato di conservazione e sugli eventuali interventi stratigrafici subiti dalle opere nel corso del tempo.
Il programma “I Luoghi del Cuore”
Dar voce alle segnalazioni dei beni più amati in Italia per assicurarne il futuro è lo scopo del programma “I Luoghi del Cuore”, lanciato dal FAI nel 2003 e promosso in collaborazione con Intesa Sanpaolo, che si propone di coinvolgere concretamente tutta la popolazione e di contribuire alla sensibilizzazione sul valore del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. Attraverso il censimento il FAI sollecita le istituzioni locali e nazionali competenti, affinché mettano a disposizione le forze per salvaguardare i luoghi cari ai cittadini; ma il programma è anche il mezzo per sostenere progetti di tutela e valorizzazione di alcuni beni votati. Dopo il censimento, infatti, FAI e Intesa Sanpaolo sostengono una selezione di progetti promossi dai territori a favore dei luoghi che hanno raggiunto una soglia minima di voti. “I Luoghi del Cuore”, dalla prima edizione a oggi, ha in tal modo permesso, in tutta Italia, di sostenere 163 progetti a favore di luoghi d’arte e di natura, grazie alla fattiva collaborazione con le istituzioni e le comunità. Spesso, inoltre, il programma ha permesso di innescare virtuosi processi locali, che si sono trasformati in veri e propri impatti culturali, sociali, ambientali ed economici, cambiando il destino di decine di Beni del patrimonio culturale italiano.





