Non solo un cantiere di restauro, ma un cantiere di conoscenza. È questa la chiave emersa dalla conferenza “Crypta Balbi – Gli spazi di condivisione. Archivi e biblioteche (Parte I)”, nuovo appuntamento del ciclo “Il Museo si trasforma” del Museo Nazionale Romano, coordinato da Federica Rinaldi e Saveria Petillo. L’incontro ha acceso i riflettori su una delle parti più significative del progetto di trasformazione della Crypta Balbi: il sistema degli archivi, della biblioteca, degli spazi documentali e degli uffici, pensato come infrastruttura culturale aperta, dinamica e capace di dialogare con la città. L’intervento rientra nei più ampi lavori del progetto Urbs, dalla città alla campagna romana legato ai lavori del Piano Nazionale Complementare al Pnrr. A raccontare il senso dell’intervento sono stati, tra gli altri, l’architetto Gabriella Musto, direttore lavori del Lotto 7 e funzionario della Segreteria Tecnica del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale (DiVa) del MiC, e l’architetto Fabio Fumagalli, progettista. Due sguardi complementari: da un lato la visione architettonica e urbana del progetto, dall’altro la complessità quotidiana del cantiere, dove ogni scelta deve confrontarsi con la materia storica, con le condizioni strutturali degli edifici e con le scoperte che emergono nel corso dei lavori.
Secondo Fumagalli, il punto di partenza del progetto era una richiesta precisa: “Rifunzionalizzare gli spazi della Crypta come luogo aperto, inclusivo e capace di dialogare con la città”. Non si trattava, ha spiegato, soltanto di recuperare ambienti degradati, ma di trasformarli in “un sistema pubblico, dinamico, permeabile o chiuso a seconda delle esigenze, fatto di consultazione, studio, archivio e servizi culturali”. Il tema, dunque, non è solo conservativo. È anche urbano e funzionale. Il progetto si fonda su tre obiettivi principali: ripristinare il dialogo con la città, definire nuovi spazi per la conoscenza e rendere leggibile la stratificazione storica del lotto, non soltanto agli studiosi, ma anche a chi attraverserà questi luoghi come parte viva del tessuto urbano.
LA CRYPTA FRAMMENTO DI CITTA’
La Crypta Balbi viene così interpretata non come un complesso chiuso, ma come un frammento di città da restituire a una dimensione pubblica. Fumagalli ha ricordato che “lo stato di fatto mostrava una condizione di forte criticità”, segnata da degrado strutturale, problemi di sicurezza e perdita di riconoscibilità urbana. La sfida progettuale nasce proprio da questa doppia esigenza: mettere in sicurezza gli spazi e restituire loro una funzione leggibile e attiva. La struttura dell’intervento si articola intorno a tre corpi di fabbrica, ciascuno con un’identità precisa. Il corpo 1, segnato da una matrice residenziale ancora leggibile, sarà destinato prevalentemente agli uffici. Il corpo 2, il più compromesso dal punto di vista conservativo, diventa il cuore del progetto con la collocazione dell’archivio. Il corpo 3, più vicino al rapporto con lo spazio urbano, assume invece la funzione di filtro pubblico, luogo di accesso, orientamento e primo racconto del sistema.
I VUOTI TRA GLI EDIFICI
Uno degli elementi centrali è il recupero dei percorsi storici e dei vuoti tra gli edifici. Non più semplici spazi residuali, ma luoghi di passaggio, incontro e connessione. In questo senso, ha sottolineato Fumagalli, “per il ripristino del dialogo con la città diventa indispensabile il recupero dei percorsi storici”, aprendo la possibilità di portare la città “non solo a lambire le funzioni del museo, ma anche ad attraversarla”. Il percorso diventa così una vera infrastruttura culturale: orienta, collega, permette l’accesso e rende leggibile il luogo. La riapertura e la rilettura dei tracciati legati a Via dei Polacchi assumono quindi un valore decisivo, perché consentono di ricostruire una permeabilità controllata tra il museo e la città.
ARCHIVIO SPAZIO NODALE
In questa visione, l’archivio non viene nascosto come spazio tecnico, ma diventa il centro simbolico e funzionale del progetto. “L’archivio, che è al centro, fa proprio da cerniera rispetto a questi tre fabbricati”, ha spiegato Fumagalli, precisando che non sarà concepito come ambiente separato, ma come “cuore del sistema, spazio nodale, attraversabile e visibile”. La cosiddetta torre archivio è pensata come il fulcro della nuova configurazione. Piattaforme per lo studio e la consultazione, ballatoi, scaffalature, collegamenti verticali e luce zenitale costruiscono una spazialità capace di raccontarsi pubblicamente. Per Fumagalli, questa soluzione rende concreto il rapporto tra epoche diverse: “La logica della scatola nella scatola rende concreto il rapporto tra epoche diverse. Dentro la muratura storica abbiamo la torre archivio, contemporanea in acciaio, e a sua volta la torre archivio in acciaio costituisce al suo interno la memoria del luogo”. È qui che il progetto assume uno dei suoi significati più forti: l’archivio non è più deposito statico, ma spazio vivo. Un luogo in cui studiare, consultare, fare ricerca, ma anche sostare e percepire fisicamente la stratificazione della Crypta Balbi. La conoscenza diventa esperienza spaziale.
CANTIERE DELLA CONOSCENZA
Dal punto di vista della direzione lavori, Gabriella Musto ha sottolineato come il cantiere della Crypta Balbi sia, prima di tutto, un processo aperto. “Come tutti i cantieri di restauro, è un cantiere della conoscenza”, ha affermato, ricordando che il cantiere di restauro “si racconta in corso d’opera” e permette di verificare, confermare o mettere in discussione le scelte progettuali iniziali. Il lavoro, avviato nel settembre 2024, è stato caratterizzato da un continuo confronto tra progetto, costruito storico e condizioni reali degli edifici. Musto ha parlato di “continuo stupore” e della necessità di “farci spiegare quale fosse la scelta migliore dalle opere, dal sistema architettonico che avevamo davanti e dal costruito storico”.
La complessità riguarda anche la logistica. Il lotto è piccolo, incuneato nel tessuto urbano e con un rapporto diretto con la strada. La cantierizzazione ha richiesto una strategia operativa strettamente legata al cronoprogramma. “Un cantiere che ha degli spazi minimi anche solo per l’alloggiamento dei materiali di lavoro significa che devo procedere facendo arrivare i materiali della quantità giusta per essere messi in opera”, ha spiegato Musto. Tra le operazioni più delicate ci sono state le demolizioni, la messa in sicurezza, il consolidamento strutturale e l’adeguamento impiantistico. Gli ambienti ipogei dei diversi corpi di fabbrica sono stati liberati, resi più fluidi e destinati in larga parte ad accogliere gli apparati tecnologici necessari al funzionamento di archivi, biblioteca e uffici. Una parte sarà inoltre destinata a deposito, tema cruciale per ogni istituzione museale.
IL PUBBLICO PARTE ATTIVA DELLA FRUIZIONE
Ma anche qui il progetto si apre a una dimensione pubblica. Per Musto, archivi e biblioteche non devono essere intesi come luoghi chiusi o immobili: “Non sono più spazi statici e non dinamici, ma sempre di più luoghi nei quali il pubblico viene accolto per diventare parte attiva di un processo di fruizione”. Gli archivi e le biblioteche della nuova Crypta Balbi, ha aggiunto, sono pensati “per essere vissuti”, come spazi in cui studiare, fare ricerca, fermarsi e trascorrere tempo in un ambiente accogliente.
La direzione lavori ha dovuto confrontarsi anche con scelte di conservazione particolarmente complesse. In diversi casi il cantiere ha modificato le ipotesi iniziali. Nel corpo 2, destinato all’archivio, le superfici interne avrebbero dovuto essere intonacate; dopo la rimozione degli intonaci e la scoperta delle tessiture murarie, però, il gruppo di lavoro ha scelto di lasciarle a vista. Musto ha spiegato che quelle murature raccontavano “l’innesto delle tessiture, dei laterizi, della fase medievale, della fase precedente e della fase successiva”: una narrazione materiale che non si è voluta perdere. La conseguenza è stata una revisione delle soluzioni strutturali, per evitare di cancellare la muratura con interventi invasivi. In questo equilibrio tra funzione e memoria si coglie il senso profondo del progetto. Come ha sintetizzato Musto, “il tema è garantire la funzione, ma conservare il sapore della storia”.Lo stesso principio ha guidato altri interventi nel corpo 3, dove sono state conservate tracce murarie, elementi tipologici, scale in pietra e porzioni significative del costruito. Anche il tema della loggia su Via dei Polacchi ha richiesto una valutazione di opportunità: anziché procedere con una ricostruzione strutturalmente invasiva, si è scelto di raccontare la presenza storica della loggia dall’interno, mantenendo all’esterno la continuità formale dell’edificio.
LEGGERE LE TRASFORMAZIONI DEL TEMPO
Il risultato è un progetto che non cerca di cancellare le trasformazioni del tempo, ma di renderle leggibili. La Crypta Balbi viene interpretata come un organismo stratificato, in cui antico, medievale, moderno e contemporaneo non sono livelli separati, ma parti di un unico racconto architettonico. In questa prospettiva, archivi e biblioteche diventano molto più che funzioni tecniche. Sono spazi di accoglienza, ricerca e relazione, capaci di rendere visibile il lavoro che normalmente resta dietro le quinte del museo: la documentazione, lo studio, la conservazione, la gestione del patrimonio.
La trasformazione della Crypta Balbi si presenta così come un intervento dal forte valore culturale e urbano. Il museo non si limita a restaurare i propri edifici, ma ripensa il modo in cui essi possono essere vissuti. La città torna a lambire, attraversare e comprendere un luogo complesso della propria storia; il museo, a sua volta, si apre come spazio di conoscenza condivisa. Il cantiere mostra dunque una direzione precisa: fare della Crypta Balbi non soltanto un luogo di conservazione, ma un laboratorio pubblico della memoria urbana.