Vai al contenuto Vai al menu
Abbonati Apri il menu Chiudi il menu

Con le sue decifrazioni, l’IA riscrive il lavoro degli storici: dagli archivi segreti ai manoscritti medievali

Articolo pubblicato dal Giornale dell’Arte

AutoreGaspare Melchiorri, 20 ottobre 2026 | ©


Una lettera militare del 1809 di Napoleone Bonaparte, scritta in codice per proteggere informazioni strategiche durante le guerre napoleoniche, è rimasta indecifrata per oltre due secoli. A risolvere l’enigma è stato Carter Church, ingegnere specializzato in intelligenza artificiale di 27 anni, che ha impiegato circa sei ore grazie a un modello sviluppato da OpenAI, la società che ha creato ChatGpt. Il documento, conservato in un archivio universitario digitale, conteneva informazioni sulle posizioni delle truppe francesi e alleate.

Senza strumenti digitali, il lavoro avrebbe potuto richiedere settimane. «Ciò che l’IA porta soprattutto è la perseveranza», ha spiegato Church alle agenzie di stampa internazionali. La capacità di analizzare ripetutamente sequenze di simboli, individuare regolarità e verificare ipotesi rende infatti queste tecnologie uno strumento promettente per affrontare documenti che per secoli hanno resistito agli studiosi.

In Francia, il progetto «Back in time», coordinato dall’Institut National de Recherche en Sciences et Technologies du Numérique, riunisce storici, crittografi ed esperti di intelligenza artificiale per sviluppare strumenti capaci di trascrivere e decifrare antiche corrispondenze diplomatiche e militari. Negli archivi europei si trovano migliaia di messaggi cifrati con triangoli, cerchi e simboli inventati, concepiti per impedire al nemico di comprendere le comunicazioni intercettate: parte di questo patrimonio resta tuttora inesplorata.

L’intelligenza artificiale contribuisce anche a rendere leggibili testi materialmente inaccessibili. È il caso dei papiri di Ercolano, carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La trasformazione più significativa riguarda però anche la quantità di fonti che gli studiosi possono esaminare. Il Progetto Midrash, promosso dall’École Pratique des Hautes Études di Parigi, utilizza l’IA per trascrivere milioni di pagine di manoscritti ebraici. L’obiettivo è arrivare a dieci milioni di pagine, creando grandi archivi digitali consultabili attraverso parole, nomi e riferimenti. In questo modo diventa possibile collegare persone, luoghi, testi e idee distribuiti in documenti conservati in biblioteche diverse.

Un approccio analogo è stato applicato agli archivi di Notre-Dame di Parigi. Nell’ambito del progetto e-Ndp, un sistema di intelligenza artificiale è stato addestrato per trascrivere 14.600 pagine in latino tratte dai registri medievali del capitolo della cattedrale. Il riconoscimento dei caratteri raggiunge percentuali comprese tra l’88 e il 94%, a seconda dei volumi. Le trascrizioni hanno permesso di far emergere nuove informazioni sulla vita quotidiana della cattedrale, sui lavori, sul personale e sull’assistenza ai bambini abbandonati.

Svolgere manualmente un lavoro simile avrebbe richiesto decine di anni. Ma, sottolineano i ricercatori, il vantaggio non consiste soltanto nel risparmio di tempo. La possibilità di interrogare enormi quantità di documenti rende realizzabili ricerche prima impraticabili. A condizione, naturalmente, che i risultati automatici siano verificati e interpretati con rigore scientifico

 

Maggiori particolari si possono leggere in questo articolo pubblicato il 2 ottobre da https://www.hwupgrade.it/:

GPT-6 Astra decifra dopo 217 anni una lettera segreta di Napoleone

GPT-6 Astra ha contribuito a decifrare una lettera militare di 217 anni fa indirizzata al maresciallo Auguste de Marmont. Il lavoro, condotto dall’ingegnere AI Carter Church a partire da una sola scansione a bassa risoluzione, ha richiesto circa sei ore di esecuzione del modello e ha ricostruito un messaggio rimasto illeggibile dal 1809.

La lettera fu scritta su ordine di Napoleone Bonaparte nelle settimane precedenti all’apertura della campagna contro l’Austria del 1809. L’imperatore chiese al figliastro Eugène de Beauharnais, viceré d’Italia, di inviare a Marmont la posizione degli eserciti francesi e alleati. Il destinatario comandava le truppe francesi in Dalmazia, isolate sul versante orientale dell’Adriatico.

1.300 segni e 155 simboli

Il documento era noto soprattutto grazie a una riproduzione pubblicata nel 1969 sulla Revue historique des Armées. La scansione conteneva una riga iniziale in francese leggibile e 24 righe composte da numeri, lettere e simboli disegnati a mano. Il testo cifrato comprende circa 1.300 unità e 155 segni distinti.

Il cifrario utilizzava una sostituzione omofonica: alla stessa lettera potevano corrispondere simboli diversi, scelti in modo da rendere meno riconoscibili le lettere più frequenti. Questo accorgimento complicava l’analisi statistica del testo cifrato, mentre la chiave originale era andata perduta. Allo stesso tempo, una tabella parziale attribuita allo storico della crittografia Daniel Tant forniva il significato di 33 segni, circa un terzo del documento.

Church ha spiegato che GPT-6 Astra ha eseguito l’intero flusso a partire dall’immagine: segmentazione delle righe, trascrizione dei glifi, ricerca della tabella parziale, ricostruzione dei simboli mancanti e verifica del risultato. Il modello ha usato un algoritmo di simulated annealing, con numerose chiavi candidate valutate sulla base della probabilità delle sequenze di lettere francesi.

La ricostruzione del messaggio

La decifrazione colloca la lettera alla fine di marzo 1809, non nel 1807 come indicato dalla pubblicazione del 1969. Il testo elenca le posizioni di diversi eserciti francesi e alleati: 40.000 bavaresi tra Monaco e Passau, 30.000 polacchi sulla Vistola, 80.000 francesi a Bayreuth, 60.000 uomini tra Ulm e Donauwörth e 40.000 soldati del corpo d’élite di Oudinot tra Augusta e il Lech.

Il messaggio descrive anche la posizione delle truppe austriache e invita Marmont a non lasciarsi intimidire da “alcune truppe o da una massa di canaglie” quando sarebbe arrivato l’ordine di marcia. L’ingegnere che ha realizzato il lavoro di decifrazione, Church, ha pubblicato una chiave ricostruita e un pacchetto di verifica che consente di rigenerare la lettura del documento. Si trova tutto sul suo sito.

Quanto è affidabile la soluzione

La ricostruzione non equivale a una prova assoluta per ogni singolo segno. Alcuni simboli compaiono una sola volta e lasciano aperte interpretazioni alternative per parole come “Sua Maestà” e “l’Imperatore”, oppure per la forma singolare o plurale di alcuni sostantivi. Queste varianti non cambiano il contenuto operativo della lettera.

La verifica storica offre però diversi riscontri indipendenti. Le informazioni sulle posizioni austriache, infatti, sono compatibili con i movimenti delle truppe nelle settimane successive, anche se il testo attribuisce agli alleati russi una partecipazione che all’epoca non era ancora chiara.

La notizia si inserisce nel dibattito sull’uso dei modelli multimodali per il recupero di documenti storici. Come raccontato da Live Science, la parte più impegnativa non consiste soltanto nel trovare una possibile traduzione, ma nel collegare trascrizione, crittanalisi, contesto storico e verifiche riproducibili. Il risultato acquista valore perché la chiave e il testo possono essere controllati sul documento originale.

Il caso ricorda anche quanto lavoro specialistico resti bloccato per mancanza di tempo. La scansione era disponibile, così come la tabella parziale e la corrispondenza napoleonica utilizzata per il confronto. La difficoltà consisteva nel coordinare competenze diverse su un singolo documento di archivio. Church sostiene che strumenti di questo tipo potrebbero ridurre l’arretrato di problemi circoscritti presenti in molte discipline, a condizione che le soluzioni restino verificabili e non si limitino a una traduzione plausibile.

Iscriviti alla newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle novità del restauro e della conservazione! Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere articoli, eventi e approfondimenti direttamente nella tua email.