San Pietro, torna a brillare la cupola della Cappella Clementina
Chi pensa a San Pietro in Vaticano ha subito in mente la grande cupola di Michelangelo. Molto meno conosciute sono le altre cupole che scandiscono la Basilica. Tra queste c’è quella della Cappella Clementina, nell’angolo sud-orientale della crociera michelangiolesca, alle spalle del monumento funebre di Papa Pio VII: uno spazio appartato, quasi nascosto, di cui, grazie alla campagna di restauro condotta dallo Studio del Mosaico Vaticano possiamo oggi apprezzare nuovamente la ricchezza della decorazione.
Un cantiere di 371 metri quadrati
Il restauro, avviato dopo una criticità segnalata già nel 2008 e messa in sicurezza nel 2015, ha permesso di esaminare sistematicamente l’intera superficie della cupola: circa 371 metri quadrati, raggiunti attraverso un ponteggio articolato su nove livelli.
Depositi superficiali, efflorescenze saline, tessere mobili, distacchi e disgregazioni interessavano in particolare alcune porzioni della decorazione e delle preziose tessere auree.
Tessere grandi pochi millimetri
Ma il ponteggio non ha offerto soltanto la possibilità di intervenire sul degrado. Ha consentito anche di guardare il mosaico da una distanza che normalmente è impossibile al visitatore e di osservare dettagli invisibili dal pavimento della Basilica.
La relazione del restauro considera questa interpretazione fondata anche sulla finezza dell’esecuzione e sulla presenza di raccordi e linee di taglio che sembrano indicare fasi differenti di lavorazione. Se confermata, sarebbe una novità significativa per la storia della decorazione musiva della Basilica di San Pietro.
L’oro e il blu
Gli interventi sugli stucchi hanno contribuito a riportare in evidenza la doratura delle lesene e dei costoloni che scandiscono gli otto spicchi della calotta.
Un lavoro svolto in stretta collaborazione tra mosaicisti, restauratori e stuccatori.
Un restauro che diventa memoria digitale
Fotografie ad altissima risoluzione, dati relativi agli interventi e mappature delle singole tessere possono essere collegati alla posizione esatta sulla superficie della cupola.
Le firme dei restauratori di ieri
A lasciare una traccia del proprio lavoro non sono stati soltanto i mosaicisti e gli artisti del Seicento. L’attenta osservazione resa possibile dal ponteggio ha portato alla luce anche scritte a matita risalenti al Settecento e all’Ottocento, lasciate dagli addetti della Fabbrica di San Pietro che intervenivano periodicamente sulla decorazione. Erano annotazioni legate alle operazioni di manutenzione, al conteggio delle ore di lavoro: la pulitura dei mosaici, il rifacimento di porzioni di doratura, gli interventi sulle lesene. Una sorta di diario di cantiere ante litteram, nel quale gli artigiani documentavano il loro operato direttamente sulle superfici della cappella.
La memoria del restauro
È forse anche questo uno degli aspetti più suggestivi emersi dal cantiere: la conservazione non riguarda soltanto l’opera, ma anche la memoria di chi, nel corso dei secoli, se ne è preso cura. Alle tracce lasciate a matita dai restauratori del Settecento e dell’Ottocento si affianca oggi la documentazione digitale destinata a raccontare gli interventi compiuti nel presente.
Il restauro della cupola della Cappella Clementina si conclude così con una doppia restituzione: alla decorazione viene ridata la luce perduta, mentre alla sua storia viene affidata una nuova memoria, perché anche chi verrà domani possa conoscere non soltanto ciò che è stato conservato, ma il lavoro necessario per continuare a conservarlo.