Archeologia, l’Italia chiede la restituzione del Doriforo di Stabiae al Museo di Minneapolis

Articolo tratto da Repubblica  

Inseguita per anni, trafugata e poi ricomparsa prima in Germania e infine negli Stati Uniti, la statua del Doriforo di Politicleto scoperta a Castellammare di Stabia tra il 1975 e il 1976 dovrà tornare in Italia. La Procura della Repubblica di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, ha avanzato alle autorità statunitensi la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale per l’esecuzione del decreto di confisca, emesso il 18 febbraio dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della stessa Procura.

La statua romana del Doriforo di Policleto, la più bella copia giunta fino a noi dell’originale greco perduto, era sulla collina di Varano il sito dell’anrica Stabiae, la località sepolta con Pompei ed Ercolano dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopoCristo.

Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso l’intero territorio tra Castellammare di Stabia e Gragnano fu depredato da tombaroli senza scrupoli. Anche il Doriforo fini in questa rete clandestina: esportato all’estero illegalmente, è attualmente esposto al Minneapolis Institute of Art (MIA) di Minneapolis (Minnesota).

“La rogatoria – spiegano i magistrati – è finalizzata ad ottenere la restituzione della statua all’Italia. Si tratta di un’opera di eccezionale valore storico ed artistico, riconosciuta in termini unanimi dal mondo scientifico come la più preziosa copia romana dell’originale greco in bronzo, dal valore inestimabile, che risulta acquistato dal MIA per un prezzo dichiarato di 2.500.000 di dollari statunitensi”.

Per anni i dubbi sulla provenienza dell’opera hanno frenato le ricerche. Ora, le indagini condotte Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Napoli e del Gruppo di Torre Annunziata, consentono di affermare, con assoluta certezza, la provenienza illecita della statua del Doriforo e la sua appartenenza al patrimonio dello Stato italiano.

La scultura fu offerta in vendita al museo americano dal trafficante internazionale di opere d’arte di Basilea, Elie Boroswki, nel 1984 e fu acquistata dal museo al prezzo complessivo di 2,5 milioni di dollari nel dicembre del 1985, dopo un primo acconto di 800.000 dollari.

Già in precedenza era stata accertata l’esportazione illegale all’estero di 5 pannelli affrescati, provenienti dalla villa romana di “Numerius Popidius Florus” a Boscoreale ed attualmente esposti al Paul Getty Museum di Malibù a Los Angeles, per i quali pende un’altra richiesta di assistenza giudiziaria internazionale formulata da questo Ufficio. Le acquisizioni investigative hanno evidenziato che l’esportazione degli affreschi su indicati venne organizzata e gestita dal trafficante internazionale di opere d’arte Elie Borowski, dal quale il museo statunitense di Malibù ebbe ad acquistare i suddetti affreschi. Nel corso dell’attività investigativa è emerso altresì che Elie Borowski aveva avuto un ruolo anche nella esportazione illegale della statua romana del Doriforo di Policleto.

 

A dare la certezza della provenienza clandestina quattro foto che mostrano la scultura in frammenti, probabilmente dopo lo scoperta, con incrostazioni di terreno e non tipiche di un reperto rinvenuto sotto il mare, come per anni avevano sostenuto gli americani di fronte a varie richieste di chiarimento delle autorità italiane.

Lo stesso Museo di Minneapolis ha recentemente confermato la provenienza campana del reperto. La dottoressa Frederica Simmons ha scritto al direttore del Parco archeologico di Pompeia Gabriel Zuchtriegel spiegando che il Doriforo era stato trovato nella zona vicino Napoli, attorno agli anni ’30, prima di essere esportato a Lugano (Svizzera).

Le indagini effettuate hanno escluso l’asserita provenienza “marina” del Doriforo, come dimostrato dalle foto della statua, ancora suddivisa in quattro pezzi, che evidenziavano (come indicato nella relazione della Soprintendenza archeologica delle Province di Napoli e Caserta) la presenza di incrostazioni di terreno e tracce di pudici vegetali, del tutto incompatibili con un rinvenimento in mare del reperto e probanti il suo rinvenimento a seguito di uno scavo clandestino.

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