Della distruzione di monumenti di personaggi storici. Intervento di Marco Ciatti, Direttore OPD

Marco Ciatti, direttore dell’Opificio delle Pietre Dure, interviene sul delicato ed importantissimo tema della distruzione  di monumenti di personaggi storici.

Sul sito dell’OPD il suo intervento:

  • Durante le recenti proteste seguite all’uccisione di George Floyd negli USA ed in altre parti del mondo si è chiesta o si è eseguita, con atti di violenza immediata, la demolizione o perlomeno la rimozione di monumenti dedicati a persone che possono essere in qualche modo collegati al razzismo nei confronti degli afro-americani, anche molto lontani nella storia e responsabili solo in quanto appartenenti al contesto storico del proprio tempo, come Cristoforo Colombo. In altri casi i manifestanti si sono limitati all’imbrattare di vernice rossa o con scritte tali statue.
    Subito dopo è sorto un dibattito sulla liceità e sull’opportunità di tali comportamenti, oscillanti tra il sostegno in nome dell’alto e nobile ideale della lotta contro il razzismo e la condanna in nome della conservazione dei monumenti come facenti parte della storia. I toni sono stati anche molto accesi con eccessi di superficialità e di aggressività intollerante, come nei confronti del collega ed illustre studioso Keith Christiansen, curatore della pittura italiana al MET, che aveva fatto presente che i fanatici che prendono di mira quelli che individuano come simboli del loro odio sono sempre esistiti, portando l’esempio della Rivoluzione francese quando la folla distrusse molti simboli della monarchia, tra cui le tombe regali nella chiesa di Saint Denis, vero e proprio monumento dell’arte francese, e che già allora Alexandre Lenoir (e l’Assemblea Nazionale) riuscì a far conservare per quello che poteva in nome del loro valore storico. L’esimio collega, al quale esprimo tutta la mia solidarietà, è stato pesantemente aggredito come se la sua posizione potesse in qualche modo giustificare il razzismo.
    Risulta davvero difficile ai tempi nostri, calamitosi e non solo per il Covid-19, riuscire ad esprimere un concetto che non siano le poche righe di un social dal tono populista ed aggressivo che ormai sembrano condizionare qualunque argomento e che stanno portando verso il baratro tutta la civiltà occidentale?
    Molti decenni di televisione commerciale e alcuni anni di social sembrano avere spazzato via le conoscenze della storia, del pensiero, la capacità stessa di ragionare e di dialogare senza intolleranza e integralismi che con tanta fatica l’Occidente aveva costruito attorno ai pilastri della libertà di pensiero e della cultura.
    Poiché il tema della conservazione o della distruzione di monumenti appaiono direttamente connessi anche con la disciplina di cui l’OPD e lo scrivente si occupano vorrei tentare una più articolata riflessione. Le opere d’arte hanno sempre costituito il modo di trasmettere dei contenuti, connessi ovviamente con l’ideologia del potere che li aveva commissionati. In tal senso sono stati ripetutamente coinvolti durante la storia dell’umanità nelle vicende di fortune e di sfortune di tali poteri, subendone anche le conseguenze fisiche, sino alla distruzione. La cultura occidentale ha però elaborato nel corso di molti secoli un diverso approccio riconoscendo nelle opere del passato dei significati diversi da quelli per i quali esse erano state originariamente concepite, soprattutto individuando in esse una duplice serie di significati, storici ed artistici. Si è poi chiarito che i significati storici non riguardano solo i contenuti che l’opera aveva al momento della sua creazione, ma anche quelli che nel corso della sua vita si sono stratificati su di essa, sia fisicamente sia idealmente. (……)

(Continua la lettura dell’articolo sul sito dell’Opificio delle Pietre Dure)

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