Intervista a Roberto Ciabattoni dell’ICR sui Bronzi di Riace

Intervista a Roberto Ciabattoni, restauratore dei Bronzi di Riace

 

Intervista a Roberto Ciabattoni: il restauratore dei Bronzi di Riace

Roberto Ciabattoni, restauratore e docente universitario di fisica con diverse specializzazioni, ebbe la sua prima esperienza lavorativa con i Bronzi di Riace all’età di 25 anni creando in collaborazione con la restauratrice Paola Donati nota per i suoi restauri alla statua di Marco Aurelio e al Satiro Danzante, gli strumenti necessari per il restauro dei due Adoni greci.
di Antonio Russo

I Bronzi di Riace ritrovati nel mese di agosto ’72 in fondo al mare nei pressi di Riace Marina grazie all’immersione subacquea di Stefano Mariottini, dando vita al mito dei due adoni venuti dal mare. Sculture che in cinquant’anni dal ritrovamento hanno ricevuto già tre interventi di restauro e conservati presso il Museo Nazionale di Reggio Calabria. L’ultimo restauro avvenuto nel laboratorio – vetrina palazzo Campanella è stato realizzato per eliminare specialmente le terre di fusioni ( alcune rimaste nelle braccia e mani per problemi di tecnologia inadeguata a rimuoverle) e sono fatte scoperte sui materiali di realizzazione poco conosciuti grazie alle intuizioni della restauratrice Paola Donati, scomparsa prematuramente.

Oggi incontriamo un membro dell’ équipe del terzo restauro Roberto Ciabattoni, fisico, membro attivo dell’ICR (Istituto Centrale del Restauro). Un uomo semplice che accoglie il suo interlocutore con gentilezza e grande disponibilità. Ci racconta che il suo primo intervento sulle sculture bronzee del V secolo a. C. aveva solo 25 anni nel lontano 1986. Roberto ci descrive passo, passo gli eventi di restauro dei circa trentasette anni di lavoro ai capolavori dell’arte greca. Roberto è un docente per la fisica, con diverse specializzazioni come : Radiografia, Videoendoscopia, supporti strutturali, trasporto e movimentazione ad alto rischio di manufatti e tanto altro. Ha partecipato al terzo restauro delle due sculture bronzee del V secolo a.C. ,dal 2009 al 2013, creando dispositivi per sostenerli e mezzi di accesso all’interno di quel metallo antico accessibile attraverso i tenoni( in foto personale si vede Roberto Ciabattoni con Paola Donati lavorare al restauro dei Bronzi di Riace). Un curriculum vitae lungo è importante quello di Roberto Ciabattoni che dimostra di aver lavorato al restauro a grandi opere d’arte come la Cappella degli Scrovegni a Padova, dove ha progettato e realizzato delle compagne di indagine multispettrali sul ciclo degli affreschi di Giotto. È uno dei tanti interventi importanti che realizzato nella sua lunga carriera lavorativa. È stato impegnato anche in altre parti dell’ Italia e all’estero come Giappone, Regno Unito, Germania, Cina, Ungheria, Spagna e Francia. Possiamo dire che Roberto Ciabattoni porta la bandiera italiana alzata, essendo pur modesto un’eccellenza italiana nel mondo. Ha contribuito con il suo lavoro sui Bronzi di Riace fruibili alle nuove generazioni e ai posteri. Alcune persone hanno guadagnato fama dal mito dei Bronzi di Riace, ma certamente questo non è il caso di Roberto Ciabattoni.

Com’è iniziato il suo lavoro con i Bronzi di Riace?
Sono più di quarant’anni che lavoro al ministero dei Beni Culturali, più volte è cambiato il nome, quindi ora parliamo di MIC. Il mio primo incarico fu alla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo, nel 1979, dove prestai servizio per sette anni per poi arrivare in ICR (Istituto Centrale del Restauro, n.d.r.) nell’agosto del 1986, a novembre dello stesso anno venni mandato a fare le prime indagini videoendoscopiche sui due Bronzi. Da allora ho sempre partecipato alle campagne diagnostiche e conservative che si sono svolte sui bronzi di Riace; mi è stato segnalato che sono il funzionario “più anziano”, ancora in servizio, che si occupa delle due statue dagli anni ’80.

Ha creato un sistema unico al mondo di trasporto detto “Protezione Integrata”. Può spiegarci in cosa consiste ?
L’ICR da sempre si occupa delle protezione dei manufatti storico-artistici e, in modo particolare, dei sistemi di manipolazione e trasporto. In occasione dell’EXPO 2005 di Aichi, in Giappone, si presentò la circostanza di dover trasportare (incarico istituzionale affidato all’ICR) il Satiro Danzante di Mazara del Vallo alla citata esposizione. Così ci si rese subito conto che il problema della movimentazione, trasporto ed esposizione, per una trasferta così lunga e complessa, andava affrontato con un approccio totalmente innovativo: integrando tutte le problematiche in un unico progetto.  Il gruppo di lavoro, coordinato dal professore Giorgio Accardo, direttore del Laboratorio di Fisica, composto da me e dal collega Ferdinando Provera ,esperto di scansioni 3D, si pose l’obiettivo di sviluppare un sistema integrato che soddisfacesse i rigidi standard di sicurezza richiesti da questa trasferta. Adesso è un po’ complesso entrare nei dettagli dell’operazione ma la cosa importante è che per la prima volta abbiamo introdotto l’impiego di materiali compositi (carbonio n.d.r.) per realizzare un corpetto protettivo ed un supporto strutturale, e , sempre per la prima volta, l’opera ha viaggiato in assenza di imballaggio protetta esclusivamente da un sofisticato sistema antivibrante meccanico.Mi fa piacere sottolineare che all’epoca il “sistema” progettato e realizzato venne molto osteggiato in quanto “ribaltava” il concetto di imballaggio e oggi (vent’anni dopo) è il sistema più utilizzato e sicuro, impiegato quasi da tutti, per i trasporti più delicati.

Secondo lei, si possono spostare i Bronzi di Riace o risultano troppo fragili per un’operazione del genere?
Trasportare o non trasportare? Questo è il “quesito dei quesiti” che più o meno ciclicamente viene a presentarsi, specie quando si parla di opere d’arte molto famose. Non entro in merito a questo argomento ma da tecnico dico che: in linea di massima qualsiasi oggetto mobile è: trasportabile a prescindere dalla sua fragilità ma nel caso delle opere d’arte, è bene ponderare attentamente le motivazioni dello spostamento. Ricordiamoci che non esiste un “trasporto a rischio zero”!.

È stata fondamentale la gammagrafia per le indagini scientifiche, svolte sui Bronzi di Riace ?
Nella campagna diagnostica eseguita in occasione dell’ultimo intervento (2009-2013) è stata eseguita un’ indagine gammagrafica sui due Bronzi. Per la prima volta è stato possibile realizzare radiogrammi di una singola faccia del bronzo, in quanto le due statue,  precedentemente svuotate nella parte centrale dalla terra di fusione, hanno consentito l’inserimento della sorgente radioattiva all’interno della statua stessa. Questa particolarità ha consentito di ottenere immagini eccezionali per qualità e definizione. I risultati sono stati determinanti per verificare lo stato di conservazione del bronzo e dirimenti per alcuni dubbi circa le tecniche costruttive adottate per la realizzazione della fusione, ma questi commenti li lasciamo agli archeologi…”.

Nel 2009 i Bronzi di Riace in quali condizioni si trovavano ?
Lo stato di conservazione dei Bronzi nel 2009 era discreto. Non abbiamo rilevato criticità particolari ma, nei controlli periodici che venivano effettuati, avevamo riscontrato alcune anomalie nei sistemi di ancoraggio ai basamenti (il sistema di vincolo che li ancora alle basi) e comunque era anche arrivato il momento di un controllo più accurato e approfondito da effettuare con le statue orizzontali.

Un’ultima domanda prima di salutarci: a cosa sta lavorando in questo periodo ?
Poi ne parleremo …

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