Museo di Arte classica della Sapienza, inaugurazione della “Galleria epigrafica”

Dal prossimo 20 ottobre prende il via l’iniziativa di apertura dei  musei universitari nel weekend, che coinvolgerà a rotazione i musei dell’Arte classica, di Storia della Medicina, il Museo Laboratorio di Arte contemporanea, il Museo del Vicino Oriente, il Museo di Scienze della Terra e il Museo di Chimica.

Si parte con il Museo di Arte classica, che proprio il 20 ottobre alle ore 11.00, inaugura la “Galleria epigrafica”, situata presso la Facoltà di Lettere.

Per la prima volta vengono esposte epigrafi di grande valore storico. Si tratta di una sessantina di calchi, alcuni dei quali eseguiti più di un secolo fa, che rappresentano un unicum, in quanto fissano nel tempo manufatti originali in alcuni casi deteriorati nel corso degli anni. In massima parte sono  iscrizioni greche raccolte tra la fine dell’Ottocento e il primo trentennio del Novecento in luoghi dove gli studiosi italiani erano attivi: Creta, Cirene, ma anche da alcune aree archeologiche italiane; i calchi sono stati realizzati con attenzione al fine di riprodurre visivamente le tipologie di materiali usati dai lapicidi, i tipografi dell’antichità.

Marcello Barbanera, Presidente del Polo Museale Sapienza, spiega:  “Molti nostri colleghi vengono qui a Sapienza per studiare le nostre iscrizioni perché gli originali sono di difficile lettura o, in qualche caso, inaccessibili. Valgano come esempio le iscrizioni di Cirene: gli epigrafisti ormai sono abituati a venire qui a Roma, e venivano anche prima della guerra in Libia, perché alcune iscrizioni lì erano diventate illeggibili, mentre i calchi conservavano i testi intatti”. 

In esposizione la stele rinvenuta a Cirene (Libia), il cosiddetto “Testamento di Tolomeo” (155 a.C.), un’assicurazione sulla vita ante litteram in cui il faraone, per riuscire a spuntarla contro i fratelli e garantirsi condizioni di sicurezza da eventuali attentati, dichiarava di lasciare il proprio dominio ai Romani se fosse morto senza eredi. O ancora il famosissimo “Codice di Gortina”, un ritrovamento del 1884 frutto del lavoro e della tenacia di Federico Halbherr che valse allo studioso di Rovereto fama internazionale e gli spianò la strada alla prima cattedra di Epigrafia greca proprio a Roma nel 1887.  Il Codice testimonia il diritto di famiglia dell’inizio del V secolo a.C. nella città cretese, stabilendo norme dettagliate su successioni, divorzi, matrimoni ed eredità e mostrando un ruolo sociale e una capacità giuridica della donna diversi e più ampi rispetto a quelli molto marginali che la figura femminile aveva ad Atene.

Dal punto di vista materiale, i calchi delle più antiche iscrizioni esposte nel Museo sono quelle cumane del VI secolo a.C, anche se sotto il profilo del contenuto una menzione a parte merita la copia della stele del “Giuramento dei fondatori” che conferma il racconto di Erodoto sulla fondazione di Cirene, agli inizi del VII secolo a.C., ad opera di un gruppo di abitanti di Santorini, l’antica Thera, seguendo il responso dell’Oracolo di Delfi.

“Per uno studente abituato ad accostarsi al greco antico con libri e dizionario, toccare con mano le epigrafi è spesso rivoluzionario e apre una prospettiva nuova, uno sguardo sulle storie personali di uomini che parlano direttamente dall’antichità, un mondo in cui quei pochi che sapevano leggere recitavano ad alta voce storie e diffondevano le regole della convivenza” – sottolinea il Rettore Eugenio Gaudio – “Sicuramente questa possibilità, insieme alla collezione museale già disponibile e alla tradizione della scuola Sapienza nel settore degli studi classici, contribuisce a rafforzare la posizione della nostra università come polo di eccellenza per gli studi dell’antichità”.

Tratto da ArteMagazine

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