Open Restoration. Una piattaforma digitale racconta conservazione e valorizzazione del patrimonio

Vedi Art Tribune By Giorgia Basili – 


A partire da novembre 2021, all’interno della Scuola di Conservazione e Restauro dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, è nata una piattaforma digitale: Open Restoration. Il suo obbiettivo? Raccontare ai non addetti ai lavori che cosa fa un restauratore. L’idea è nata nell’ambito del progetto di Dottorato di Veronica Tronconi, restauratrice laureata presso l’Università di Urbino, seguita dalle docenti Laura Baratin e Roberta Bartoletti. 
“Open Restoration”, spiega la Tronconi, “ha una mission precisa: raccontare ai non addetti ai lavori cosa fa un restauratore e cosa succede all’interno di un laboratorio di restauro. Cerchiamo di trasformare i dati tecnici e le problematiche metodologiche del restauro in racconti interessanti per il pubblico”. 
Come? Innanzitutto, tramite i canali social di Instagram e YouTube. I video condivisi mostrano l’esistenza di una figura professionale con competenze specifiche, “sfatando il falso mito che il restauratore sia un artista poco dotato che interviene preservando lavori altrui”. Inoltre, si fa leva sul valore della conservazione delle opere d’arte.
COM’È NATO IL PROGETTO OPEN RESTORATION
Veronica Tronconi ha tratto l’ispirazione osservando i lavori di restauro che si effettuano all’interno del laboratorio della sua università. Spiegando la gestazione del suo progetto alla Redazione, si sofferma soprattutto su due punti. Il restauro ha potenzialità narrative intrinseche che vengono utilizzate solo in maniera sporadica. L’attivazione di un processo di racconto potrebbe quindi risultare stimolante. In secondo luogo, Open Restoration, nascendo come ricerca accademica non ha finalità di marketing.
Ciò avvalora lo spessore scientifico dei contenuti. L’operazione ha intenzione di immettersi nel solco aperto dal precedente del restauro-evento de La Ronda di Notte presso il Rijksmuseum di Amsterdam“Per la prima volta, non solo un restauro viene condotto all’interno del percorso espositivo ma le varie fasi vengono raccontate attraverso la produzione di tantissimo materiale per una vera fruizione dell’intervento conservativo sia on-site che online”.
LA COMUNICAZIONE DEL LAVORO DEL RESTAURATORE ONLINE E OFF LINE
“La comunicazione non si esaurisce online”, continua la Tronconi, “Sono in cantiere progetti ibridi per portare i contenuti di OR nei musei: dei veri e propri “Open Restoration Points” fisici che i visitatori troveranno all’interno dei percorsi espositivi tradizionali. Progettiamo poi di aprire al pubblico i laboratori di restauro dell’Università!”
Open Restoration (OR) è già stato testato in due occasioni, evidenziando i papabili campi di applicazione. Ha avuto il compito di documentare la permanenza per un mese a Urbino di 5 studenti libanesi, provenienti dall’Università di restauro Santo Spirito di Kaslik (USEK).
Attraverso diversi output, OR si è così rivelato veicolo diplomatico e punto di raccordo in un processo inclusivo ed arricchente. Il 24 febbraio 2022 si è invece tenuto l’evento “Essere un restauratore: un viaggio in sei tappe” ove sono state coinvolte delle Scuole Superiori. È stata ideata una cornice narrativa accattivante per sensibilizzare gli studenti.
L’appuntamento è iniziato con una keynote a cura di Riccardo Falcinelli che, partendo da un piano filosofico, ha cercato di far comprendere come arte e restauro siano chiavi fondamentali per interpretare il mondo. Quali sono le problematiche del restauro? Perché salvaguardare un bene invece di un altro? Sono stati invitati, inoltre, 6 ex studenti dell’Accademia di Urbino con percorsi professionali e carriere avviate diverse: chi restaura opere dello street artist Blu, chi lavora nelle Sovrintendenze, chi viaggia intorno al mondo lavorando al fianco degli archeologi negli scavi, chi restaura soffitti ligneo o oggetti di design.
-Giorgia Basili

Instagram @openrestoration
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